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L’acquacoltura europea guarda oltre gli sportelli unici e chiede una vera semplificazione normativa

Bruxelles, 4/06/2026 | Il dibattito sulle licenze per l’acquacoltura si sta spostando dal semplice coordinamento amministrativo verso riforme normative trasversali capaci di ridurre i tempi, diminuire l’incertezza giuridica e trasformare progetti sostenibili in investimenti concretamente realizzabili

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L’acquacoltura europea continua ad avere difficoltà nel trasformare progetti tecnicamente sostenibili in investimenti concretamente eseguibili. La frammentazione normativa, la complessità delle procedure e la mancanza di prevedibilità nei tempi autorizzativi continuano a rallentare sia l’avvio di nuovi impianti sia l’espansione di progetti già operativi.

In questo contesto, il Consiglio Consultivo per l’Acquacoltura dell’Unione Europea (AAC) ha recentemente proposto che gli Stati membri avanzino verso sistemi di “sportello unico” in grado di centralizzare in un unico punto le pratiche relative a licenze, rinnovi, autorizzazioni ambientali e accesso ai finanziamenti pubblici.

La proposta punta a ridurre la dispersione amministrativa e a facilitare un rapporto più diretto tra imprese, investitori e amministrazioni pubbliche. Tuttavia, il dibattito sta iniziando ad andare oltre il concetto di sportello unico come soluzione isolata.

Secondo Diego Mendiola, professionista del settore acquicolo in Spagna, gli sportelli unici “sono una procedura conosciuta da praticamente 15 anni o più” e la loro efficacia è stata disomogenea a seconda delle Comunità Autonome.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la concentrazione delle procedure in un’unica porta amministrativa, ma la reale semplificazione del quadro normativo che condiziona tali procedure.

Pacchetti Omnibus orientati alla semplificazione normativa trasversale

Mendiola ricorda che dal 2025 la Commissione Europea sta lavorando a pacchetti Omnibus che permettono di intervenire contemporaneamente su diversi ambiti regolatori, offrendo potenzialmente una strada più strutturale per ridurre gli oneri amministrativi, abbreviare i tempi e migliorare la certezza giuridica.

Applicato all’acquacoltura, questo approccio potrebbe risultare più rilevante rispetto a un classico sportello unico. Secondo Mendiola, infatti, molti ritardi non derivano soltanto dalla mancanza di coordinamento tra amministrazioni, ma dall’accumulo di norme, relazioni tecniche, competenze sovrapposte, interpretazioni territoriali e procedure duplicate.

Come spiega lo stesso Mendiola, uno sportello unico può organizzare il processo, ma non necessariamente semplificarlo. Se dietro quello sportello rimangono gli stessi requisiti, gli stessi pareri e gli stessi colli di bottiglia, l’impatto sugli investimenti sarà limitato.

Come sostiene anche il Consiglio Consultivo, il settore acquicolo non ha bisogno soltanto di canali amministrativi più efficienti, ma di quadri normativi più prevedibili, meno ridondanti e capaci di sostenere investimenti con elevati costi iniziali e lunghi periodi di ammortamento, come i progetti offshore, i sistemi RAS o gli ampliamenti della capacità produttiva.

Mendiola difende questo approccio e lo paragona alle recenti esperienze spagnole legate ai programmi PERTE e ai fondi Next Generation, nei quali diversi strumenti amministrativi e finanziari sono stati coordinati per accelerare l’arrivo dei finanziamenti e facilitare l’esecuzione di progetti strategici.

La differenza, avverte, è che questo tipo di semplificazione dovrebbe consolidarsi come politica strutturale e non restare una risposta eccezionale.

La sfida è passare dalla teoria all’applicazione pratica

Diego Mendiola | misPecesDiego Mendiola |@misPeces

La sfida ora consiste nel trasferire questa agenda europea di semplificazione al settore acquicolo e agli Stati membri. Nel caso della Spagna, l’applicazione pratica potrebbe richiedere sviluppi normativi attraverso decreti capaci di adattare i principi europei alle procedure nazionali e regionali.

Per banche, fondi di investimento e investitori, questa evoluzione non è marginale. L’incertezza normativa continua infatti a rappresentare uno dei principali fattori che penalizzano il finanziamento di nuovi progetti acquicoli in Europa. Ridurre i tempi, chiarire le competenze ed evitare duplicazioni amministrative potrebbe avere un impatto diretto sulla percezione del rischio.

In un settore che compete con Paesi terzi caratterizzati da quadri normativi più agili, la differenza tra organizzare le procedure e rimuovere realmente gli ostacoli potrebbe determinare la reale capacità dell’Europa di recuperare investimenti, produzione e autonomia alimentare.

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