L’acquacoltura si trova oggi di fronte alla sfida strategica di garantire la disponibilità mondiale di omega-3 a lunga catena in un contesto di crescente domanda nutrizionale e limitazione delle risorse marine.
Questo è stato uno dei messaggi centrali della presentazione “L’acquacoltura è in grado di produrre gli Omega-3 di cui il mondo ha bisogno?”, illustrata al XX Congresso Nazionale di Acquacoltura da David Domínguez, dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria.
L’acquacoltura non deve più soltanto produrre pesce: deve anche contribuire a garantire l’approvvigionamento mondiale di omega-3.
La presentazione ha offerto una panoramica sull’importanza degli acidi grassi EPA e DHA sia per la salute umana sia per la fisiologia dei pesci, con riferimenti specifici al salmone atlantico e all’orata. È stato inoltre affrontato il deficit globale di omega-3 nelle diverse fasi della vita, nei vari gruppi di popolazione e nei settori maggiormente consumatori di questi acidi grassi.
Più che un dibattito sugli ingredienti dei mangimi, la relazione ha inquadrato la produzione di omega-3 come una questione di sicurezza alimentare globale, salute pubblica e sovranità nutrizionale. La sfida non riguarda più soltanto la formulazione dei mangimi, ma la capacità di garantire l’accesso futuro a questi nutrienti essenziali in uno scenario in cui la pesca estrattiva non riesce più a soddisfare le raccomandazioni nutrizionali internazionali.
La sfida non riguarda più soltanto la formulazione dei mangimi, ma l’accesso futuro a nutrienti essenziali per la salute umana.
Domínguez ha sottolineato che gli omega-3 sono fondamentali per la crescita e la salute dei pesci, svolgono un ruolo chiave nella prevenzione delle malattie umane e richiedono nuove strategie produttive su larga scala.
Tra le soluzioni proposte figurano nuove fonti di omega-3 come microalghe, biomassa marina alternativa — incluso il krill — fermentazione microbica e oli vegetali ottenuti mediante biotecnologie applicate alle colture terrestri.
Uno degli aspetti più innovativi della presentazione è stato l’approccio all’adattamento biologico e metabolico delle specie allevate.
L’attuale produzione di EPA e DHA non è sufficiente a soddisfare le raccomandazioni nutrizionali internazionali.
L’efficienza di utilizzo di EPA e DHA potrebbe essere migliorata attraverso selezione genetica, programmazione nutrizionale e meccanismi epigenetici in grado di favorire la sintesi e la ritenzione di omega-3 nei pesci allevati.
Anche la modifica genetica delle piante per produrre omega-3 marini è stata presentata come una linea strategica per ridurre parzialmente la storica dipendenza dell’acquacoltura dall’olio di pesce.
Il messaggio si inserisce in uno dei cambiamenti strutturali più evidenti emersi durante il XX CNA: la convergenza tra nutrizione funzionale, genetica, fisiologia e biotecnologia come pilastri dell’acquacoltura di nuova generazione.

