L’ottimizzazione delle diete e delle condizioni ambientali può diventare uno strumento rilevante per migliorare la crescita del cefalo comune, o muggine (Mugil cephalus), in acquacoltura. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Bologna, dell’International Marine Centre (Italia) e dell’Instituto de Acuicultura Torre de la Sal (IATS-CSIC, Spagna), pubblicato su Frontiers in Marine Science, ha analizzato gli effetti combinati di due livelli lipidici nella dieta (10% e 15%) e di due temperature di allevamento (22 °C e 28 °C) sulla crescita, sul metabolismo, sul microbiota intestinale e sulla dinamica digestiva del cefalo comune (Mugil cephalus).
I risultati indicano che la temperatura è stata il principale fattore produttivo. I pesci allevati a 28 °C hanno raggiunto pesi finali superiori e tassi di crescita specifica più elevati rispetto a quelli mantenuti a 22 °C. Anche l’indice di conversione alimentare è risultato più favorevole nelle condizioni più calde, suggerendo una migliore utilizzazione dei nutrienti.
Secondo gli autori, la maggiore densità energetica della dieta con il 15% di lipidi può aver permesso ai pesci di soddisfare i propri fabbisogni metabolici con una minore ingestione, favorendo al tempo stesso un uso più efficiente delle proteine per la crescita.
Lo studio ha anche descritto per la prima volta la dinamica di svuotamento intestinale nel cefalo in funzione della temperatura e della dieta. L’intestino era quasi completamente vuoto circa 8 ore dopo il pasto, con l’eccezione della combinazione tra 22 °C e dieta al 15% di lipidi, che ha rallentato sensibilmente il transito digestivo fino a circa 18 ore.
Anche il microbiota intestinale è risultato influenzato soprattutto dalla temperatura, con una maggiore presenza di Cetobacterium a 28 °C. Questo dato rafforza l’idea che le condizioni termiche possano modulare non solo la crescita, ma anche l’equilibrio digestivo e metabolico della specie.
Per Silvia Natale, dell’Università di Bologna e co-autrice dello studio, il cefalo resta una specie con un potenziale ancora da esplorare. “Sono molto contenta di aver avuto la possibilità di lavorare sul cefalo, una specie ancora poco esplorata e per la quale esistono diverse lacune conoscitive che sarebbe importante colmare”, spiega.
Natale sottolinea però che il percorso verso un allevamento pienamente efficiente richiede ancora ricerca applicata. “È una specie molto interessante e promettente, anche se non si può ignorare che gli indici di FCR sono ancora troppo elevati per rendere l’allevamento pienamente sostenibile. Mi auguro che la ricerca in questo ambito continui, così da individuare soluzioni efficaci per migliorare questi parametri”.
Il cefalo sta diventando una specie di basso livello trofico interessante per diversificare l’acquacoltura mediterranea. Secondo Natale, “in prospettiva futura, anche considerando le sfide legate al cambiamento climatico, il cefalo potrebbe rappresentare un ottimo candidato per l’acquacoltura, contribuendo alla diversificazione sostenibile del settore”.
Referenze
Natale, S., Moroni, F., Domingo-Bretón, R., Pérez-Sánchez, J., Berrettini, M., Ferrari, M.G., Dondi, F., Concu, D., Vallainc, D., Carboni, S., Patarnello, T., Gatta, P.P., Benini, E., Bonaldo, A. & Parma, L. (2026). Dietary lipid utilisation under different thermal conditions in flathead grey mullet (Mugil cephalus). Frontiers in Marine Science, 13:1847546.
DOI: 10.3389/fmars.2026.1847546

