RAPPORTO FAO | CORMORANO

I cormorani lasciano all’acquacoltura continentale europea quasi tutti i costi dei danni e della protezione

Roma, 25/08/2026 | Un inventario di FAO, EIFAAC, EAA e FEAP rileva oltre 138 milioni di euro di perdite annue segnalate dagli allevamenti e stima un impatto di circa 250 milioni in Europa

cormorán grande engulle pez

La predazione dei cormorani provoca all’acquacoltura continentale europea perdite superiori a 138 milioni di euro all’anno, secondo le informazioni fornite dai Paesi partecipanti a un nuovo inventario pubblicato dalla FAO. 

La cifra potrebbe avvicinarsi a 250 milioni di euro se estesa all’intera Europa, ma la copertura incompleta e le differenze tra i metodi nazionali non consentono di considerarla una quantificazione definitiva dei danni.

Gli allevamenti in stagno risultano i più esposti, ma il problema interessa più in generale le attività continentali che mantengono i pesci in strutture aperte o difficili da proteggere. 

Le perdite di stock segnalate oscillano normalmente tra il 10% e il 30% e possono raggiungere il 70% nei casi estremi. Il danno stimato varia in genere da 100 a oltre 600 euro per ettaro, in funzione della specie, del sistema produttivo, della localizzazione e della pressione locale degli uccelli.

Il costo per l’allevatore non riguarda soltanto il pesce predato. Sorveglianza, dissuasori, reti e altre misure di protezione richiedono investimenti, manodopera e un’applicazione continua. 

La loro efficacia rimane spesso circoscritta al singolo impianto, mentre i cormorani possono spostarsi verso allevamenti o bacini vicini, riducendo l’efficacia di interventi adottati esclusivamente a livello locale.

Per la piscicoltura italiana, e in particolare per la troticoltura e gli allevamenti continentali più esposti, il rapporto richiama un problema che combina perdita di biomassa, maggiori costi operativi e difficoltà nell’ottenere un ristoro adeguato. 

A livello europeo, i meccanismi di compensazione coprirebbero appena il 4–6% dei danni stimati, lasciando la parte principale dell’onere economico a carico delle imprese.

L’inventario raccoglie informazioni relative al 2023 e al 2024, fornite da oltre 300 organizzazioni e soggetti interessati di 26 Paesi. 

I risultati permettono di dimensionare un fenomeno finora scarsamente quantificato, ma devono essere letti con prudenza: i 138 milioni di euro corrispondono alle perdite comunicate, mentre i 250 milioni costituiscono un’estrapolazione e manca ancora una metodologia europea uniforme per distinguere biomassa perduta, spese di prevenzione ed effetti indiretti sulla produzione.

EIFAAC, European Anglers Alliance e Federation of European Aquaculture Producers chiedono l’attuazione di un quadro europeo per la gestione del cormorano, capace di coordinare monitoraggio, misure di controllo e sistemi di indennizzo. 

Per l’Italia, una strategia comune potrebbe facilitare criteri più omogenei per verificare i danni e compensare le imprese, superando risposte frammentate che oggi lasciano agli allevatori gran parte del costo necessario per conciliare la tutela degli uccelli con la continuità produttiva.

Riferimento: FAO. (2026). European inventory of fish damages caused by cormorant predation: findings from a joint EIFAAC/EAA/FEAP study. EIFAAC Occasional Paper No. 60. Roma. DOI: 10.4060/ce1056en

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