L’Italia sta rendendo disponibili circa 70 milioni di euro del FEAMPA per sostenere le imprese della pesca e dell’acquacoltura colpite dall’aumento dei costi di produzione connesso alla crisi in Medio Oriente.
Secondo il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra, la rimodulazione punta a superare le differenze nella disponibilità finanziaria dei singoli programmi regionali e a garantire un’applicazione più omogenea della misura sul territorio nazionale.
L’intervento si basa sulla Decisione di esecuzione (UE) 2026/889 del 16 aprile 2026, con cui la Commissione europea ha riconosciuto la situazione in Medio Oriente come un evento eccezionale capace di provocare una significativa perturbazione dei mercati.
Il periodo preso in considerazione per la compensazione dei maggiori costi va dal 28 febbraio al 31 dicembre 2026, per un totale di circa dieci mesi.
Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha predisposto le modifiche dell’Accordo Multiregionale FEAMPA e il riallineamento dei piani finanziari regionali. L’obiettivo è mettere a disposizione delle amministrazioni uno schema tipo di bando nazionale, adattabile ai rispettivi ordinamenti, riducendo i tempi amministrativi e mantenendo criteri il più possibile uniformi tra le imprese beneficiarie.
| Elemento | Dato chiave |
|---|---|
| Risorse complessive annunciate | Circa 70 milioni di euro FEAMPA |
| Periodo ammissibile | 28 febbraio – 31 dicembre 2026 |
| Beneficiari | Imprese della pesca e dell’acquacoltura |
| Costi considerati | Energia, mangimi, plastica, acciaio e altri input produttivi |
| Attuazione | Bandi gestiti dalle Regioni sulla base di uno schema nazionale |
| Puglia | Dotazione iniziale di 800.000 euro |
| Calabria | Piano finanziario fino a circa 2,88 milioni di euro |
| Limite Calabria per l’acquacoltura | 360.000 euro per impresa, fino a 600.000 euro per aziende con consumi elettrici superiori a 1 GWh nel 2025 |
Nota: i massimali indicati per l’acquacoltura si riferiscono specificamente al bando della Regione Calabria e non rappresentano limiti nazionali.
Per l’acquacoltura, la compensazione non riguarda quindi soltanto l’energia. Nei bandi regionali già attivati vengono considerati anche gli incrementi dei costi di mangimi e altri materiali necessari alla produzione.
In Calabria, ad esempio, il calcolo utilizza costi standard e coefficienti legati alla tipologia di impianto e ai quantitativi commercializzati; i massimali di 360.000 e 600.000 euro indicati nella tabella appartengono però specificamente al bando calabrese e non rappresentano limiti nazionali.
L’avvio dei primi bandi dimostra che la misura sta passando dalla rimodulazione finanziaria alla fase operativa.
In Puglia è stata prevista una dotazione iniziale di 800.000 euro, mentre in Calabria il piano potrà raggiungere circa 2,88 milioni di euro. La disponibilità effettiva delle risorse e le modalità di presentazione delle domande continueranno tuttavia a dipendere dai provvedimenti adottati dalle singole amministrazioni regionali.
Per le imprese acquicole, il passaggio successivo sarà quindi verificare il bando della propria Regione, i criteri di ammissibilità e la metodologia utilizzata per determinare l’indennizzo.
La rilevanza dei circa 70 milioni annunciati non risiede soltanto nell’entità delle risorse, ma nel tentativo di costruire una risposta nazionale più uniforme a un aumento dei costi che incide direttamente sui margini operativi degli allevamenti.

