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RIVOLUZIONE BLU

Asimmetria del rischio nella transizione circolare dell’acquacoltura: chi ne sostiene davvero il costo?

Bologna, 3/12/2025 | Uno studio analizza per la prima volta il punto di vista dell’intera filiera, dal produttore al consumatore

Pescadería en Bologna, Italia

La “Rivoluzione Blu” europea rischia di arenarsi prima ancora di partire. Lo indica un nuovo studio pubblicato su Marine Policy, realizzato da ricercatori dall'Università di Bologna e dall’Università di Foggia, che analizza per la prima volta il punto di vista dell’intera filiera dal produttore al consumatore, mettendo in luce come la transizione verso un’acquacoltura realmente circolare sia frenata da profonde disconnessioni tra produttori, decisori politici, ricercatori e cittadini.

Gli autori sottolineano che, nonostante il settore abbia il potenziale per diventare “una forza trainante della transizione blu”, l’adozione di modelli circolari rimane limitata per l’assenza di una “visione chiara e consolidata” e per politiche non pienamente in linea con le condizioni operative reali.

Lo studio rivela un conflitto netto nelle priorità degli attori. Ad esempio, mentre gli allevatori mettono l’accento sui costi energetici, esasperati dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, i decisori politici orientano la transizione sugli obiettivi del Green Deal europeo.

Nel corso di un’intervista a misPeces, la ricercatrice Margherita Masi spiega che “i produttori danno priorità alle strategie legate ai costi, come gli interventi sull’energia, mentre i decisori politici si concentrano soprattutto sulla riduzione delle emissioni”.

Anche dal lato della società emergono aspetti significativi. Lo studio evidenzia un evidente “divario valore-azione” tra i consumatori italiani. La letteratura ci ha mostrato come una larga parte della cittadinanza dichiari di sostenere modelli produttivi più sostenibili; tuttavia, le scelte d’acquisto reali continuano a essere guidate soprattutto dal prezzo. Dalla ricerca emerge che lo stesso cittadino-consumatore vive una forma di confusione: come cittadino esprime valori e aspettative legate alla sostenibilità, ma come consumatore non è disposto a sostenerne nuovi costi.

Questa distanza tra aspettative e comportamenti genera un segnale di mercato contradittorio: la società richiede una maggiore sostenibilità, ma chi tenta di produrre in modo più circolare non viene realmente premiato. Per le aziende ciò si traduce in investimenti difficili da giustificare e ancora più difficile da recuperare.

La ricerca evidenzia una marcata “asimmetria del rischio”: i decisori fissano gli obiettivi, i ricercatori producono conoscenza, ma il peso della transizione ricade interamente sugli allevatori. I ricercatori confermano che “oggi le aziende acquicole vivono la transizione circolare come un’ulteriore crisi”: un processo che si aggiunge alle difficoltà economiche già in atto e che richiede ulteriori sforzi, risorse e adattamenti in un momento in cui la capacità di investimento è già fortemente limitata.

Il quadro che emerge è preoccupante: i ricercatori hanno stimato che circa l’80% delle aziende italiane operi oggi in condizioni di significativo stress economico. Senza supporto delle politiche, cooperazione e una larga adozione di strumenti di gestione del rischio, la transizione verso modelli di sostenibilità risulta difficilmente sostenibile per il settore.

Per superare questi ostacoli, gli autori propongono la creazione di un “Blue-AKIS”, un sistema di conoscenza e innovazione ispirato dell’AKIS agricolo della PAC, capace di mettere in dialogo produttori, scienza, politica e cittadini.

Secondo il ricercatore Yari Vecchio, la transizione blu rischia di fallire se non viene accompagnata da un cambiamento culturale: “oggi gli allevatori non sono più solo produttori di pesce ma produttori di cibo”, un passaggio che “trasforma in modo sostanziale” il loro ruolo sociale ed economico.

Lo studio chiude con un avvertimento netto: senza coordinamento, senza politiche che riducano rischi e gap sociali e senza consumatori disposti ad agire secondo i valori che dichiarano, la Rivoluzione Blu resterà un ideale più che una realtà. L’opportunità esiste, ma — come ricordato — richiede che “gli attori dell’intero sistema inizino a guardare nella stessa direzione”.

 

Riferimento:

Masi, E.S. Marrocco, G. Yeter, Y. Vecchio, R. Sardaro, M. Raggi, F. Adinolfi, Circular aquaculture: Unpacking views from farm to fork, Marine Policy, Volume 185, 2026, 106961, https://doi.org/10.1016/j.marpol.2025.106961

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