L’Associazione Piscicoltori Italiani (API) ha contestato alcuni aspetti della valutazione assegnata alla certificazione nazionale “Acquacoltura Sostenibile” nel 2026 Aquaculture Certification Schemes Benchmark dell’Aquatic Life Institute (ALI).
L’Associazione ritiene che il risultato debba essere interpretato alla luce della metodologia utilizzata e annuncia che chiederà chiarimenti e una rettifica su alcune incongruenze riscontrate nel rapporto.
Il benchmark ALI ha analizzato nel 2026 12 schemi di certificazione e due agenzie di rating, confrontando come il benessere animale viene incorporato nei rispettivi standard. L’analisi considera aspetti quali qualità dell’acqua, densità di allevamento, arricchimento ambientale, composizione dei mangimi, movimentazione e trasporto, stordimento e abbattimento.
ALI precisa che la valutazione riguarda la forza e la chiarezza dei requisiti scritti e non misura la loro applicazione, la conformità delle imprese o le condizioni effettive degli animali negli allevamenti.
È proprio su questa distinzione che API considera la propria risposta. Secondo il direttore Andrea Fabris, presentare il risultato come una classifica del benessere effettivamente garantito negli allevamenti rischia di fornire una rappresentazione incompleta.
L’associazione ricorda che il disciplinare italiano, aggiornato l’11 maggio 2026, contiene parametri misurabili relativi a qualità dell’acqua, densità, monitoraggio della salute e del benessere, gestione delle non conformità e tracciabilità, verificati da organismi di controllo indipendenti.
API segnala inoltre una incongruenza tra i punteggi riportati nelle tabelle comparative e quelli presenti nella scheda dedicata ad “Acquacoltura Sostenibile” nel rapporto ALI.
L’Associazione chiederà quindi chiarimenti su calcolo del risultato e sulla documentazione utilizzata. Rileva anche di non avere ricevuto una richiesta di confronto preventivo, nonostante il rapporto indichi che le organizzazioni valutate sarebbero state invitate a verificare le valutazioni preliminari e a fornire eventuali chiarimenti.
API evidenzia inoltre che il 40% del punteggio complessivo deriva da cinque divieti valutati in modo binario. Tra questi figurano il divieto di allevamento dei polpi e quello relativo all’ablazione oculare dei gamberi. Tuttavia, né i polpi né i gamberi rientrano tra le specie certificabili dal disciplinare italiano che include solo specie ittiche e molluschi bivalvi. L’assenza di tali divieti espliciti determina quindi una penalizzazione dello standard per pratiche estranee al suo campo di applicazione e che non possono incidere sul benessere delle specie effettivamente contemplate dal disciplinare.
La valutazione di ALI evidenzia comunque aree nelle quali lo standard italiano dispone di requisiti meno dettagliati rispetto ad altri schemi internazionali, in particolare per movimentazione e trasporto, arricchimento ambientale, stordimento e abbattimento.
API, ha sottolineato al confronto e al dialogo, non esclude la necessità di intervenire su questi aspetti e afferma che continuerà a lavorare con MASAF, mondo scientifico, imprese ed esperti di benessere animale per introdurre requisiti progressivamente più stringenti, misurabili e applicabili nelle condizioni produttive reali.



