La pubblicazione dell’Annuario di Statistiche della Pesca e dell’Acquacoltura 2023 della FAO (FAO, 2025) mostra un paradosso che esige un dibattito immediato in Europa.
I dati globali confermano che la produzione ha raggiunto una pietra miliare storica — superando per la prima volta la pesca di cattura, consolidandosi come la principale fonte di prodotti acquatici del pianeta. Allo stesso tempo, mentre si raggiungevano 98,5 milioni di tonnellate prodotte e una crescita annuale del 4,2%, l’Europa si mostra in declino come una grande delusione negativa, registrando un calo del 2,3%.
La maggiore produzione registrata è guidata dalla crescita esponenziale dell’Asia, con il 4,6%, e dell’Africa, con il 2,8%, dimostrando che il potenziale di mercato e la fattibilità tecnica dell’acquacoltura non sono in discussione. Il problema risiede nella capacità dell’industria europea di capitalizzare la domanda.
L’Unione Europea promuove la sostenibilità e il ‘Decennio Blu’, ma questo arretramento del 2,3% è sintomo di un problema strutturale e di un labirinto normativo e burocratico che sta soffocando i nostri produttori e ci rende dipendenti da importazioni che, spesso, non soddisfano i nostri standard.
La stagnazione dell’acquacoltura europea non è solo un’opportunità di business mancata, ma una minaccia diretta alla nostra sicurezza alimentare e alla nostra sovranità produttiva. Se l’Europa non produce, importerà. E se importa, corre il rischio di sovvertire gli standard elevati che tanto difende.
La soluzione passa attraverso gli investimenti strategici, il miglioramento dell’accettazione sociale dell’attività e l’azione politica. I fondi di R&S devono essere incanalati meglio verso modelli adatti alle circostanze europee, dove la conoscenza generata è fondamentale per mantenere il vantaggio competitivo rispetto ad altre regioni.
Inoltre, è indispensabile che le istituzioni europee non si limitino a riconoscere che l’acquacoltura è parte essenziale della soluzione climatica e alimentare del futuro, ma che passino all’azione semplificando la concessione delle licenze e dando priorità agli investimenti in progetti sostenibili.
Il calo della produzione in Europa del 2,3% in un contesto di crescita record globale è il segnale di allarme definitivo. Dobbiamo passare dalla retorica a un piano d’azione urgente e pragmatico che garantisca la competitività e la sostenibilità dell’acquacoltura in Europa.


