Gli impianti utilizzati per allevare mitili e ostriche nell’Adriatico possono diventare anche piattaforme per la produzione di macroalghe, integrando una nuova biomassa nella stessa infrastruttura acquicola. È la strada sperimentata da BIOBASED, progetto Interreg Italia-Croazia coordinato dell’Università di Foggia, che punta a trasformare l’acquacoltura multitrofica integrata (IMTA) in una possibile nuova attività produttiva per le imprese costiere.
Le prove condotte nei siti pilota italiani e croati mostrano che le macroalghe possono essere coltivate utilizzando strutture già impiegate nella molluschicoltura, come i long-line, senza la necessità di realizzare impianti completamente separati.
Secondo le stime sviluppate nell’ambito del progetto, 16 long-line potrebbero produrre circa 130 tonnellate all’anno di biomassa umida di macroalghe. Il dato rappresenta un potenziale produttivo derivato dalle sperimentazioni e non una produzione commerciale già raggiunta su scala industriale.
La biomassa viene poi valorizzata attraverso processi di bioraffineria blu che permettono di separare differenti frazioni e ottenere prodotti a maggiore valor aggiunto.
BIOBASED sta lavorando in particolare su Ulva spp. e Glacilaria gracilis per ricavare pigmenti naturali, agar, zuccheri, proteine, biostimolanti e altri composti destinabili ad applicazioni alimentari, agricole, nutraceutiche e industriali.
L’integrazione delle macroalghe con la molluschicoltura può inoltre aggiungere una funzione ambientale al sistema produttivo. Durante la crescita, le alghe assorbono nutrienti e carbonio e possono quindi contribuire a recuperare parte dei composti presenti nell’ambiente di allevamento.
Il progetto sta valutando come misurare questi servizi e inserirli in modelli circolari che colleghino mitilicoltura, ostricoltura, e algocoltura all’interno della stessa filiera.
La sfida ora è passare dalla sperimentazione alla scala commerciale. La documentazione di BIOBASED riconosce che la filiera delle macroalghe nell’Adriatico è ancoro poco sviluppata, con cooperazione frammentata, infrastrutture di mercato limitate e pochi esempi di produzione industriale consolidata.
Per questo progetto sta valorando con aziende, istituzioni e centri di ricerca su percorsi di commercializzazione, requisiti normativi e trasferimento tecnologico.
Il valore strategico dell’approccio sta proprio nella possibilità di aggingere una seconda produzione a impianti molluschicoli già esistenti, riducendo la necessità di nuove infrastrutture e ampliando le opportunità economiche per le imprese costiere.
Il passaggio decisivo sarà verificare se rese, costi di coltivazione, trasformazione e domanda di mercato permetteranno di trasformare le stime di BIOBASED in una filiera stabile di macroalghe nell’Adriatico.



