Inserisci i termini di ricerca
misPeces, notizie di acquacoltura misPeces - Notizie di acquacoltura

Dal passato nuove risposte: identificata la presenza di Lactococcus petauri negli allevamenti ittici italiani

Venezia, 20/08/2025 | Uno studio dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie rivela che Lactococcus petauri circolava negli allevamenti italiani già prima del suo riconoscimento ufficiale come specie

biotecnologia-laboratorio

La lattococcosi è una malattia batterica di grande rilevanza in acquacoltura, associata a setticemia, emorragie, elevata mortalità e gravi perdite economiche. Le due specie patogene più significative sono Lactococcus garvieae e Lactococcus petauri.

Lactococcus garvieae è stato identificato per la prima volta negli anni ’50 come causa di focolai di malattia nella trota iridea (Oncorhynchus mykiss) in allevamenti d’acqua dolce in Giappone. Da allora è diventato una delle principali minacce batteriche all’allevamento della trota a livello mondiale, inclusa l’Europa e il Mediterraneo. Negli anni successivi il batterio è stato isolato anche da specie marine e d’acqua salmastra. Questa adattabilità evidenzia la sua capacità di sopravvivere a diversi livelli di salinità, probabilmente favorita dal trasferimento di pesci, dal commercio di avannotti e uova, e dall’utilizzo di fonti idriche condivise.

Nel Mediterraneo, Lactococcus garvieae è stato un problema persistente per l’acquacoltura marina. Dalla fine degli anni ’90 sono stati segnalati gravi focolai nel Mar Tirreno, che hanno colpito in particolare la spigola europea (Dicentrarchus labrax), una delle specie allevate di maggior valore nella regione. Questi casi hanno dimostrato che la lattococcosi non era limitata alla trota d’acqua dolce ma poteva minacciare anche pesci marini ad alto valore, ampliando la rilevanza epidemiologica ed economica del patogeno per il settore.

La diffusione della lattococcosi è collegata a diversi fattori di rischio: trasferimenti di pesci e commercio internazionale, trasmissione idrica all’interno di bacini fluviali connessi o allevamenti costieri, persistenza in serbatoi ambientali come acqua e sedimenti, e picchi stagionali durante le alte temperature estive. La capacità delle specie di Lactococcus di colpire sia pesci d’acqua dolce sia pesci marini rappresenta una seria sfida per la biosicurezza in acquacoltura. In Italia e in altri Paesi mediterranei è considerata una malattia emergente di crescente preoccupazione per il settore.

Uno studio retrospettivo condotto da ricercatori italiani ha rivelato che Lactococcus petauri era già presente nella trota iridea allevata prima di essere ufficialmente riconosciuto come specie nel 2020. La ricerca, pubblicata sul Journal of Fish Diseases, ha analizzato isolati batterici storici provenienti da focolai verificatisi nell’Italia settentrionale tra il 2017 e il 2020. Grazie a tecniche molecolari, gli scienziati hanno confermato che diversi casi precedentemente attribuiti a L. garvieae erano in realtà causati da L. petauri.

Secondo gli autori, la presenza di L. petauricircola inosservata da anni” nell’acquacoltura italiana della trota. Essi hanno sottolineato che la rilevazione retrospettiva di questo patogeno è “cruciale per comprendere meglio l’epidemiologia della lattococcosi e per sviluppare strategie mirate di diagnosi e controllo.”

I risultati sollevano inoltre interrogativi sul fatto che alcuni focolai passati in specie marine, inclusi quelli della spigola europea nel Mar Tirreno, possano aver coinvolto L. petauri ma siano stati attribuiti erroneamente a L. garvieae. Studi retrospettivi futuri in acquacoltura marina potrebbero fornire nuove informazioni sulla sua reale distribuzione.

La scoperta si aggiunge alle crescenti evidenze che L. petauri abbia una distribuzione geografica e temporale più ampia di quanto inizialmente ritenuto. Gli autori sottolineano che strumenti diagnostici migliorati saranno essenziali per distinguere tra L. garvieae e L. petauri, garantendo una sorveglianza più accurata e una gestione più efficace delle malattie negli allevamenti ittici.

In termini pratici, disporre di strumenti diagnostici avanzati non significa soltanto identificare correttamente il batterio. È la chiave per consentire una sorveglianza mirata, un migliore controllo dei focolai, lo sviluppo di vaccini efficaci e un commercio ittico più sicuro — tutti elementi che incidono direttamente sulla sostenibilità e sulla redditività dell’acquacoltura.

Ti potrebbe interessare