Un sistema di deterrenti mangetici installato direttamente sulle reste dei mitili sarà sperimentato nel Golfo di Trieste per ridurre i danni provocati dalla vaccarella di mare (Aetomylaeus bovinus) agli allevamenti della costa di Grignano.
L’iniziativa, presentata dal WWF in occasione della Giornata mondiale degli squali, cerca una soluzione che consenta di proteggere contemporaneamente una specie marina fortemente minacciata e un’attività produttiva tradizionale del territorio.
Negli ultimi anni, i mitilicoltori della zona hanno segnalato un aumento degli episodi di predazione. Le vaccarelle raggiungono i filari sommersi e si alimentano dei mitili presenti nelle reste, le reti tubolari impiegate per sostenere i molluschi durante la crescita.
Le conseguenze possono includere la perdita del prodotto e il danneggiamento delle strutture di allevamento.
I monitoraggi realizzati dall’Area Marina Protetta di Miramare hanno confermato la presenza stagionale di aggregazioni particolarmente numerose, con gruppi composti da oltre quaranta esemplari. Il Golfo di Trieste è così diventato uno dei siti mediterranei più importanti per lo studio e a conservazione della specie, classificata in periocolo critico di estinzione.
La sperimentazione è stata avviata da ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Università di Padova nell’ambito del progetto europeo Life Prometheus, in collaborazione con a Cooperativa Shoreline e l’Area Marina Protetta di Miramare e con il coinvolgimento del progetto Life EUSharks.
I dispositivi magnetici sono stati applicati sulle reste con l’obiettivo di modificare il comportamento di avvicinamento dei grandi pesci cartilaginei, senza ferirli o impedirne la presenza nell’area. La prova drovrà inoltre verificare che il sistema non produca effetti negativi sulla qualità e sulla crescita dei mitili allevati.
Nelle prossime settimane i ricercatori monitoreranno le strutture sperimentali per misurare la capacità dei deterrenti di ridurre la prestazione. Sarà quindi necessario confrontare i danni registrati sulle reste protette con quelli osservati nelle parti dell’impianto prive del sistema.
Se l’efficacia sarà confermata, la soluzione potrebbe essere applicata anche in altre zone del Mediterraneo dove la presenza di squali e razze genera conflitti con la pesca o con l’acquacoltura.
Il progetto del Golfo di Trieste rappresenta così un primo tentativo di trasformare un problema produttivo e ambientale in un modello di gestione basato su monitoraggio, prevenzione e convivenza con la fauna marina.

