La mitilicoltura di Taranto convive da anni con un problema difficile da risolvere: il Primo Seno del Mar Piccolo offre condizioni particolarmente favorevoli per la crescita dei mitili, ma è anche un’area nella quale i molluschi possono accumulare contaminanti organici persistenti, in particolare diossine e policlorobifenili, PCB.
I mitili sono animali filtratori. Per alimentarsi fanno passare continuamente l’acqua attraverso il proprio organismo, trattenendo plancton e sostanza organica. Questo meccanismo permette loro di crescere, ma può anche determinare l’accumulo di sostanze contaminanti presenti nell’ambiente.
Per ridurre il rischio, la normativa regionale impone da anni che il novellame, cioè i mitili ancora nelle prime fasi di crescita, venga trasferito dal Primo Seno verso altre aree marine entro una data prestabilita. L’obiettivo è evitare che, continuando a crescere nel Primo Seno, gli animali accumulino quantità di diossine e PCB incompatibili con la sicurezza alimentare.
Questa misura protegge il consumatore, ma condiziona fortemente il lavoro degli allevatori. Una data fissa non tiene sempre conto delle dimensioni raggiunte dai mitili, delle temperature, delle condizioni del mare o delle esigenze produttive delle singole imprese.
Per capire se fosse possibile gestire il trasferimento in maniera più flessibile, tra novembre 2024 e giungo 2026 è stato realizzato un esperimento su lotti di mitili spostati dal Primo Seno del Mar Piccolo al Mar Grande.
Il progetto è stato finanziato dal Commissario straordinario per la bonifica di Taranto e dal CIS Taranto, con partecipazione di ARPA Puglia, ASL Taranto, CNR-IRSA e Capitaneria di Porto.
Che cosa succede dopo il trasferimento
I risultati mostrano che, una volta collocati nel Mar Grande, dove la pressione dei contaminanti è inferiore, i mitili iniziano progressivamente a eliminare le sostanze precedentemente accumulate.
No si tratta della normale depurazione effettuata prima della commercializzazione per ridurre il rischio microbiologico. In questo caso lo studio ha seguito un processo più lento di eliminazione metabolica di contaminanti chimici persistenti come diossine e PCB.
Le analisi realizzate dal Dipartimento di Taranto di ARPA Puglia hanno confrontato i mitili dopo 15, 30 e 45 giorni di permanenza nel Mar Grande.
Già dopo i primi 15 giorni è stata osservata una riduzione significativa delle concentrazioni. Secondo i risultati presentati dalle istituzioni, il processo prosegue nelle settimane successive fino a raggiungere livelli stabili di decontaminazione tra 30 e 45 giorni.
In termini semplici, i mitili non rimangono necessariamente contaminati in modo permanente. Se vengono spostati in un ambiente meno impattato e lasciati per un periodo sufficiente, il loro organismo può ridurre progressivamente la quantità di contaminanti accumulati.
Il prodotto mantiene tutte le sue caratteristiche
Uno degli aspetti più importanti era verificare se questa permanenza nel Mar Grande potesse danneggiare i mitili o ridurre il valore commerciale.
Secondo le conclusioni presentate il trasferimento non ha compromesso l’indice di condizione, la sostanza organica o le principali caratteristiche qualitative del prodotto. Il processo è risultato osservabile nelle diverse stagioni, anche se le temperature elevate rimangono un fattore critico per la sopravvivenza dei molluschi.
La comunicazione ufficiale indica come favorevoli temperature marine inferiori a 28ºC.
Questo significa che il trasferimento potrebbe essere utilizzato non solo come misura sanitaria, ma come parte di una strategia produttiva: i mitili potrebbero iniziare la crescita nel Primo Seno e completarla nel Mar Grande, dove avrebbe contemporaneamente la progressiva riduzione dei contaminanti.
Con questa nova evidenzia, il settore tarantino potrebbe passare di una gestione fondata quasi esclusivamente sul divieto e sull’emergenza a una gestione programmata, nella quale sicurezza alimentare e continuità produttiva vengono valutate attraverso monitoraggio e dati analitici.

