Il Gruppo di Ricerca in Acquacoltura (IU-ECOAQUA) dell'Università di Las Palmas de Gran Canaria ha condotto uno studio analizzando come la salinità influenzi la capacità del muggine (Chelon labrosus), una specie marina che tollera vari livelli di salinità, di convertire gli acidi grassi presenti nell'olio di lino in acidi grassi omega-3.
Questa ipotesi si basa su precedenti scoperte che hanno dimostrato la fattibilità di sostituire completamente l'olio di pesce nella dieta di questo pesce con l'olio di lino.
Per lo studio, sono stati proposti tre diversi livelli di salinità: 16 ppt, considerata bassa; 35 ppt, considerata media; e 46 ppt, considerata alta.
I risultati, pubblicati nella rivista Aquaculture, mostrano come la salinità influenzi la capacità del muggine di convertire questi acidi grassi essenziali necessari per il loro sviluppo e la loro salute. Inoltre, l'olio di lino ha permesso ai pesci di mantenere una crescita e una composizione di acidi grassi simili a quelli alimentati con mangimi contenenti olio di pesce, specialmente quando allevati in condizioni di bassa salinità, a 16 ppt.
Questa scoperta non solo garantisce buone prestazioni produttive con mangimi senza olio di pesce più economici, ma dimostra anche la capacità della specie di sintetizzare questi composti essenziali a partire da precursori vegetali.
Questo avanzamento apre la porta a nuove strategie nella formulazione di mangimi per l'acquacoltura, con il potenziale di rendere l'industria più ecologica ed economicamente sostenibile.


