Il caldo estremo e la crisi idrica dell’estate stanno lasciando conseguenze sulla troticoltura italiana, con effetti destinati a protrarsi nei prossimi mesi. L’Associazione Piscicoltori Italiani (API) stima un calo produttivo del 15%, sulla base dell’andamento dei mangimi e delle vendite, e chiede interventi strutturati per sostenere le imprese maggiormente esposte alla scarsità d’acqua.
L’aumento della temperatura dell’acqua riduce la disponibilità di ossigeno e rende più complessa la gestione degli allevamenti. Per tutelare il benessere e la sanità dei pesci, le aziende hanno ridotto al minimo l’alimentazione, rallentando crescita e produzione, e sostenuto maggiori costi per l’ossigenazione. In alcuni casi è stato inoltre necessario ridurre gli stock, con conseguenze che API prevede possano riflettersi sulla programmazione produttiva e sul mercato fino al periodo natalizio.
La difficoltà interessano in particolare le piccole e medie imprese, tra cui gli allevamenti di trota e storione. Secondo API, il riscaldamento delle acque e la conseguente riduzione dell’ossigeno possono aumentare anche lo stress fisiologico e la vulnerabilità sanitaria dei pesci, rendendo ancora più importante il controllo delle condizioni ambientali durante i periodi di maggiore criticità.
Le aziende stanno nel frattempo investendo nella riduzione del fabbisogno idrico, nell’ottimizzazione dell’impronta idrica e carbonica e nel monitoraggio delle vasche attraverso indicatori di benessere.
Per il direttore di API, Andrea Fabris, questi interventi rischiano tuttavia di non essere sufficienti se la gestione della risorsa idrica non tiene conto delle esigenze degli allevamenti durante le situazioni di emergenza.
API chiede quindi che l’allevamento ittico venga riconosciuto come priorità nella derivazione dell’acqua immediatamente dopo l’uso potabile, così da garantire innanzitutto la sopravvivenza degli animali.
L’associazione propone inoltre deroghe tempestive per le PMI ittiche durante le emergenze, analoghe a quelle previste per grandi consorzi irrigui e centrali idroelettriche, e chiede di superare le differenze operative derivanti dagli otto Piani di Bacino e dalle diverse normative regionali.
La crisi estiva porta così il problema dell’acqua oltre la sola perdita produttiva. Per la troticoltura italiana, disponibilità, temperatura e qualità della risorsa idrica stanno diventando fattori sempre più determinanti per mantenere biomassa, crescita e continuità produttiva.
API chiede anche un controllo più rigoroso degli scarichi a monte durante il periodo di magra, per evitare che una minore portata dei corsi d’acqua aumenti ulteriormente il rischio per gli allevamenti situati a valle.


