Le importazioni italiane di orata fresca o refrigerata hanno riaggiunto 20.655 tonnellate tra gennaio e giugno 2026, il 5.3% in meno rispetto alle 21.812 tonnellate dello stesso periodo del 2025. Il valore è invece rimasto sostanzialmente stabile a 141,76 milioni di euro, secondo i dati Eurostat COMEXT elaborati da misPeces.
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La Grecia rafforza così la propria posizione come primo fornitore dell’Italia, superando il 40% delle importazioni, mentre la Turchia perde il 14.6%. La distanza tra i due principali fornitori passa da appena 327 tonnellate nel primo semestre 2025 a quasi 1.920 tonnelate nel 2026. Anche Croazia e Albania perdono terreno.
La principale novità arriva dalla Tunisia, che passa da appena 187 a 1.409 tonnellate, moltiplicando per oltre sette le forniture e raggiungendo una quota del 6,8%. I prossimi mesi permetteranno di verificare se questa crescita rappresenta un cambiamento strutturale nella composizione dell’offerta italiana.
La riduzione dei volumi complessivi, a fronte di un valore pressoché stabile, ha inoltre portato il valore unitario apparente da 6,51 a 6,86 euro/kg (+5,5%). Non si tratta di un prezzo di mercato in senso stretto, ma di un indicatore del valore medio delle merci importante.
Il confronto con gli altri mercati mediterranei mostra infine dinamiche molto diverse: nello stesso periodo le forniture greche al Portogallo sono quasi raddoppiate, mentre quelle destinate alla Spagna sono diminuite del 36.9%. I dati indicano quindi una ricomposizione dei flussi mediterranei dell’orata nel 2026, con l’Italia che rimane uno dei mercati centrali per la produzione greca.



