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MERCATO | SPIGOLA

L’Italia rafforza il proprio ruolo come porta d’ingresso e piattaforma di ridistribuzione della spigola nell’Unione europea

Bruxelles, 23/09/2026 | Il principale mercato dell’Unione europea ha ridotto dell’11,6% le importazioni nel primo semestre del 2026, ma ha acquistato più prodotto della Turchia e aumentato del 31,9% le esportazioni, in particolare verso Spagna e Portogallo

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L’Italia sta ampliando il proprio ruolo nel commercio europeo della spigola. Oltre a essere il principale mercato importatore dell’Unione europea e la destinazione storicamente più importante della produzione greca. Il Paese sta aumentando le vendite verso altri partner comunitari. Tra gennaio e giugno 2026 ha importato 14.927 tonnellate di spigola fresca, l’11,6% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le esportazioni sono salite a 3.308 tonnellate.

La riduzione dei volumi importati non si è tradotta in una diminuzione della spesa. Il valor degli acquisti è aumentato da 121,32 a 126,11 milioni di euro, con una crescita del 3,9%. Il valore unitario apparente è passato da 7,18 a 8,45 euro al chilogrammo, registrando un incremento del 17,7%.

Questa evoluzione è compatibile con un mercato caratterizzato da una disponibilità limitata di prodotto. Tuttavia, l’aumento del valor medio può essere influenzato anche da cambiamenti nelle pezzature, nelle presentazioni commerciali, nei contratti e nella composizione dei fornitori.

Il cambiamento più significativo riguarda proprio l’origine degli approvvigionamenti. Le importazioni italiane dalla Grecia sono diminuite del 26,1% passando da 9.517 a 7.032 tonnellate. In termini contabili, le 910 tonnellate aggiuntive di prodotto turco hanno compensato circa il 37% delle quasi 2.500 tonnellate perse dalla Grecia.

Commercio italiano di spigola fresca
Indicatore Gen-giu 2025 Gen-giu 2026 Variazione
Importazioni totali 16.889 t 14.927 t −11,6%
Importazioni dalla Grecia 9.517 t 7.032 t −26,1%
Importazioni dalla Turchia 3.350 t 4.260 t +27,2%
Quota della Turchia 19,8% 28,5% +8,7 punti
Esportazioni totali 2.509 t 3.308 t +31,9%
Esportazioni verso la Spagna 915 t 1.504 t +64,4%
Esportazioni verso il Portogallo 399 t 717 t +80,0%
Fonte: Eurostat COMEXT, codice NC 03028410. Dati provvisori.

La Turchia guadagna terreno senza competere attraverso prezzi più bassi. Il valore unitario della spigola turca importata all’Italia è aumentato da 6,51 a 7,53 euro al chilogrammo, con una crescita del 15,7%. L’avanzata turca sembra quindi rispondere alla sua maggiore capacità produttiva e alla necessità italiana di garantire l’approvvigionamento in un mercato europeo caratterizzato da un’offerta limitata.

Un altro elemento rilevante è l’aumento del 31,9% delle esportazioni italiane. Le spedizioni dichiarate verso la Spagna sono cresciute del 64,4% mentre quelle destinate al Portogallo sono aumentate dell’80%.

Questa espansione coincide con una riduzione degli acquisti diretti portoghesi dalla Spagna e dalla Turchia, rafforzando l’ipotesi che l’Italia stia acquisendo maggiore importanza come piattaforma regionale di distribuzione.

I dati aggregati non permettono di stabilire quanta parte del pesce esportato dall’Italia provenga dalla produzione nazionale e quanta corrisponda invece a spigola precedentemente importata.

Esistono inoltre asimmetrie tra le esportazioni dichiarate dall’Italia e le importazioni registrate da alcuni Paesi destinatari. Per confermare l’esistenza di un’attività di riesportazione sarebbe necessario conoscere il Paese di origine delle spedizioni italiane.

La struttura del mercato italiano mantiene inoltre una segmentazione particolare. La produzione nazionale beneficia di un premio legato alla prossimità, alla freschezza e alla percezione di qualità, mentre Grecia e Turchia riforniscono una parte significativa del segmento orientato al prezzo e ai volumi.

Questa configurazione consente all’Italia di combinare consumo interno, importazione e distribuzione senza che tutti i flussi competano necessariamente nella stessa categoria commerciale.

Se venisse confermato che una parte rilevante delle esportazioni italiane è costituita da prodotto precedentemente importato, l’Italia starebbe evolvendo dalla sua posizione tradizionale di principale acquirente europeo verso una funzione aggiuntiva come porta d’ingresso, selezione e ridistribuzione della spigola all’interno dell’Unione europea.

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