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REGOLAZIONE | CORMORANO

L’Italia si unisce al fronte europeo per un piano comune contro l’impatto del cormorano sull’acquacoltura

Bruxelles, 11/06/2026 | La pressione su Bruxelles punta a superare il sistema delle deroghe locali e a costruire strumenti coordinati per valli da pesca, lagune, stagni produttivi e piscicoltura continentale

Cormorán grande - Pez

L’Italia punta a inserirsi nel fronte europeo che chiede una gestione più coordinata del grande cormorano (Phalacrocorax carbo), specie protetta dalla Direttiva Uccelli ma al centro di un crescente conflitto con la pesca interna e l’acquacoltura.

La richiesta arriva dall’eurodeputata Anna Maria Cisint, che ha sollecitato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a portare il tema in sede di Consiglio UE per sostenere strumenti più efficaci nei territori maggiormente colpiti.

Nella lettera, Cisint propone l’inserimento del cormorano nell’Allegato II A della Direttiva Uccelli, per consentire agli Stati membri di regolarne il prelievo venatorio secondo le rispettive normative nazionali. Trattandosi però di una modifica legislativa europea, l’ipotesi non avrebbe effetti immediati.

L’iniziativa italiana si unisce a quella della Repubblica Ceca che, con il sostegno di altri otto Paesi, tra cui Croazia, Finlandia, Polonia e Svezia, ha chiesto al Consiglio UE l’avvio immediato di un Piano europeo di gestione della specie. L’obiettivo è superare la frammentazione delle misure locali, che rischiano di spostare il problema da un’area all’altra senza affrontarlo su scala biologica e transfrontaliera.

Per l’acquacoltura italiana il tema è cruciale

Nei sistemi aperti o semi-aperti, la predazione può tradursi in perdite dirette di biomassa, ferite agli animali, stress, peggioramento delle condizioni sanitarie e costi crescenti per reti e dissuasori.

Il problema è particolarmente sensibile nelle aree umide produttive dell’Alto Adriatico, nelle lagune e nelle valli da pesca. In questi contesti, la presenza del cormorano può compromettere la sostenibilità economica dei modelli tradizionali e la capacità delle imprese di programmare con certezza il ciclo di allevamento.

Attualmente la Direttiva consente deroghe per prevenire gravi danni agli impianti, ma il Servizio di ricerca del Parlamento europeo rileva che l’impatto della specie su stock ittici e siti acquicoli resta significativo e diffuso.

Per gli operatori, il limite dell’attuale sistema è la sua applicazione lenta, frammentata e poco adatta a una specie mobile e transfrontaliera.

Per il settore italiano, la vera posta in gioco è la costruzione di una governance europea della predazione: dati condivisi, criteri uniformi per stimare i danni e procedure più rapide.

Il confronto sul cormorano diventa così un test per capire se l’UE saprà passare dalle risposte emergenziali a una gestione comune, capace di equilibrare tutela della biodiversità e sostenibilità economica delle imprese acquicole.

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