La sostituzione parziale della farina di pesce con ingredienti alternativi è ormai una delle grandi linee di lavoro dell’acquacoltura mediterranea. Tuttavia, per un produttore, la domanda decisiva non è solo se un ingrediente sia più sostenibile, ma se possa entrare in una dieta commerciale senza penalizzare crescita, conversione alimentare, qualità del prodotto e margine economico.
Un nuovo studio dell’Università di Messina, condotto in condizioni commerciali offshore in Sardegna, offre una risposta positiva ma non definitiva. La ricerca ha valutato l’effetto dell’inclusione dell’11% di farina di insetto sgrassata di Hermetia illucens nei mangimi per orata (Sparus aurata), corrispondente a circa il 35% di sostituzione della frazione proteica animale derivata dalla farina di pesce.
La farina sgrassata di Hermetia illucens può essere incorporata nelle diete commerciali per orata senza compromettere crescita, conversione alimentare o composizione nutrizionale del filetto.
Il lavoro è particolarmente interessante perché non si limita a un test di laboratorio. La prova è stata realizzata su circa 60.000 orate distribuite in quattro gabbie commerciali, due per ciascun trattamento alimentare, durante 181 giorni di allevamento.
I pesci avevano un peso iniziale medio di circa 131 grammi e sono stati allevati presso l’impianto di Maricolture Sarde, a Sant’Antioco, in Sardegna. Le diete sperimentali sono state formulate per essere isoazotate e isolipidiche e prodotte come pellet estrusi da Veronesi.
Il risultato principale è che l’inclusione della farina di insetto non ha determinato differenze significative nei principali indicatori produttivi. Peso finale, incremento ponderale, tasso specifico di crescita, indice di conversione alimentare, efficienza proteica e indici somatici sono rimasti comparabili tra il gruppo controllo, alimentato con una dieta a base di farina di pesce, e il gruppo alimentato con la dieta contenente farina di insetto.
Dal punto di vista zootecnico, il dato è rilevante. Significa che, a questo livello di inclusione, la farina sgrassata di Hermetia illucens può essere utilizzata in una dieta pratica per orata allevata in gabbie marine senza penalizzare le performance produttive.
È un passaggio importante, perché buona parte delle prove sugli ingredienti alternativi viene ancora condotta in condizioni controllate, spesso lontane dalla variabilità ambientale e gestionale di un allevamento commerciale.
Altri aspetti importanti dello studio
Il dato economico introduce una cautela necessaria. Sebbene l’indice di conversione alimentare non sia peggiorato, il costo economico di conversione è risultato significativamente più alto nel gruppo alimentato con farina di insetto. La ragione non è una minore efficienza del pesce, ma il maggiore costo della formulazione: 1,76 euro al kg di mangime per la dieta con Hermetia illucens, contro 1,36 euro al kg per la dieta controllo.
In termini pratici, il costo economico di conversione è passato da 1,469 euro per kg di pesce prodotto nel gruppo controllo a 2,024 euro per kg nel gruppo alimentato con farina di insetto. Questo dato sposta il dibattito dal semplice “funziona o non funziona” a una questione più industriale: a quale prezzo può funzionare?
La questione non è solo se un ingrediente alternativo consente al pesce di crescere allo stesso modo, ma se modifica attributi di qualità che il mercato può percepire, come sapore, aroma, aspetto o stabilità del prodotto.
La qualità del filetto è rimasta sostanzialmente stabile. Proteine, lipidi e ceneri non hanno mostrato differenze significative tra le due diete, mentre l’umidità è risultata solo leggermente inferiore nel gruppo alimentato con farina di insetto.
Anche aspetto visivo e aroma non sono stati modificati in modo rilevante, secondo le analisi condotte con occhio elettronico e naso elettronico.
La lingua elettronica, invece, ha rilevato differenze nei composti legati al gusto, anche se lo studio non permette di stabilire se queste variazioni siano percepibili dal consumatore.
La farina di insetto sembra quindi modificare soprattutto alcuni aspetti associati al gusto, probabilmente attraverso variazioni di composti solubili come amminoacidi, peptidi o nucleotidi.
Per questo, l’accettazione sul mercato non dipenderà solo dalla sostenibilità o dalle performance produttive, ma anche dalla capacità di mantenere un prodotto finale stabile, riconoscibile e accettato dal consumatore.
Lo studio conferma che l’uso di Hermetia illucens è tecnicamente possibile nell’orata allevata in condizioni commerciali: il pesce cresce, converte il mangime e mantiene una qualità di base del filetto comparabile a quella ottenuta con una dieta convenzionale.
Tuttavia, la sua adozione su larga scala resta legata a due prove decisive: il costo reale dell’ingrediente e la validazione sensoriale del prodotto finale.
La sostituzione è quindi tecnicamente possibile, ma non ancora automaticamente conveniente. Per il settore dei mangimi, il lavoro conferma il potenziale della farina di insetto come ingrediente alternativo alla farina di pesce.
Per gli allevatori, invece, il messaggio è più prudente: prima di parlare di adozione industriale serviranno ingredienti competitivi, volumi disponibili, formulazioni stabili e una risposta chiara del mercato.

