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L’acquacoltura italiana tra sfide e innovazione verso il 2030

Italia, 15/10/2025 | Il settore ha generato circa 140.000 tonnellate, per un valore stimato tra 580 e 600 milioni di euro

Acuicultura toscana (Italia)

L’acquacoltura italiana continua a rappresentare una pietra angolare del settore ittico nazionale, contribuendo a oltre il 40% della produzione complessiva del Paese (fonte: STECF 24-14). Nel 2023, l’industria ha prodotto circa 142.000 tonnellate, con un valore stimato di 600 milioni di euro, secondo il Profilo Nazionale della Pesca in Italia: Un’analisi sociale dettagliata del settore ittico italiano (Commissione Europea, 2025), redatto da Maria Cozzolino e Rosa Federica Grassi.

Il settore è equamente suddiviso tra pesci e molluschi — acquacoltura marina e d’acqua dolce —, con 82.000 tonnellate complessive tra pesci e molluschi.

Nell’acquacoltura marina, secondo l’Associazione dei Produttori di Piscicoltura Italiani (API) nel 2024, le principali specie allevate sono l’orata (Sparus aurata), con 9.900 tonnellate; il branzino europeo (Dicentrarchus labrax), con 5.100 tonnellate; e l’anguilla europea (Anguilla anguilla), con 300 tonnellate. Le principali specie di molluschi allevate sono il mitilo mediterraneo (Mytilus galloprovincialis), con 38.600 tonnellate, e la vongola verace filippina (Ruditapes philippinarum), con 12.100 tonnellate.

La produzione di acquacoltura d’acqua dolce è distribuita tra diverse specie: la trota iridea (Oncorhynchus mykiss), con 28.700 tonnellate — pari al 56% della produzione totale di pesce allevato —; il salmerino di fonte (Salvelinus fontinalis), con 900 tonnellate; il pesce gatto africano (Clarias gariepinus), con 250 tonnellate; la carpa comune (Cyprinus carpio), con 550 tonnellate; lo storione (Acipenser spp.), con 1.200 tonnellate; e altre specie ittiche, con 1.200 tonnellate. La produzione d’acqua dolce è concentrata principalmente nelle regioni settentrionali del Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Piemonte.

Nonostante la sua importanza economica e sociale, il settore deve affrontare sfide strutturali significative. Secondo Cozzolino, in un’intervista a misPeces, “l’acquacoltura italiana è attualmente sottoposta a una forte pressione dovuta all’aumento dei costi dei mangimi e dell’energia, alle complesse procedure amministrative e ai vincoli ambientali nelle aree costiere.”

Una preoccupazione crescente — aggiunge — è la rapida diffusione del granchio blu (Callinectes sapidus), che ha gravemente colpito l’allevamento di mitili e vongole: “settori in cui l’Italia figura tra i principali produttori dell’UE.” Questa specie invasiva non solo riduce le risorse disponibili, ma danneggia anche corde, reti e infrastrutture.

Per quanto riguarda l’acquacoltura di pesce, le priorità principali includono la riduzione dei costi dei mangimi attraverso strategie di economia circolare e l’accelerazione della transizione verso le energie rinnovabili, al fine di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare la sostenibilità a lungo termine.

Innovazione e rilancio: la sostenibilità come leva di crescita

L’innovazione rimane al centro del rafforzamento della resilienza e competitività del settore. La crescente diffusione dell’acquacoltura multitrofica integrata (IMTA), dei sistemi a ricircolo (RAS) e delle certificazioni ecologiche testimonia un impegno sempre più forte verso l’efficienza delle risorse e la responsabilità ambientale.

Nuovi investimenti nell’integrazione della filiera e nella collaborazione tra produttori e ricercatori stanno promuovendo la transizione verso modelli di economia circolare. Inoltre, la diversificazione attraverso l’acquacoltura multifunzionale – che unisce produzione, turismo, educazione e ripristino ambientale – sta emergendo come un’importante leva di sviluppo, in particolare nelle aree costiere e rurali.

Priorità strategiche 2026-2030: resilienza, competenze e forza di mercato

Maria Cozzolino

Guardando al periodo 2026–2030, Cozzolino sottolinea la necessità di innovazione tecnologica e soluzioni ingegneristiche per l’acquacoltura offshore e integrata, insieme al recupero e alla valorizzazione dei sottoprodotti della pesca e della trasformazione per la produzione di mangimi e ingredienti funzionali ad alto valore aggiunto.

Il rafforzamento delle competenze, la digitalizzazione e l’integrazione verticale all’interno delle imprese saranno elementi chiave per migliorare l’efficienza e la diversificazione dei prodotti. Allo stesso tempo, potenziare il posizionamento di mercato attraverso qualità, tracciabilità e branding contribuirà a consolidare la presenza dell’Italia sia sul mercato interno che su quello internazionale.

Infine, Cozzolino evidenzia come la resilienza ai cambiamenti climatici e alle minacce biologiche, comprese le specie invasive, debba rimanere un pilastro centrale per uno sviluppo sostenibile dell’acquacoltura.

Con una struttura imprenditoriale a forte base familiare, una crescente capacità innovativa e un impegno chiaro verso la sostenibilità, l’Italia si conferma un punto di riferimento europeo nella trasformazione acquicola, avanzando con decisione verso un’economia blu più equilibrata e competitiva.

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