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STUDIO

L'acquacoltura nel Mediterraneo sta raggiungendo il suo climax antropogenico?

Italia, 20/08/2024 | Il settore dell'acquacoltura nel Mediterraneo ha registrato una crescita esponenziale a partire dalla metà del XX secolo

Granja marina en el mar Mediterráneo

La regione mediterranea, nota per la sua storia e biodiversità, ha subito una trasformazione significativa nello sfruttamento delle sue risorse acquatiche. Ciò che una volta era dominato dalla pesca, ora sta assistendo a un boom dell'acquacoltura, un settore che si è espanso rapidamente dalla metà del XX secolo.

Un recente studio di Benedetto Sicuro dell'Università di Torino, pubblicato su PLOS ONE, esamina questo fenomeno e suggerisce che l'acquacoltura mediterranea abbia raggiunto una "fase di climax antropogenico". In questo momento, poche specie dominano la produzione, sebbene vi siano anche grandi opportunità per diversificare ed espandere il settore.

Dal 1950, l'acquacoltura nel Mediterraneo ha attraversato diverse fasi, guidate dall'introduzione di nuove specie e tecnologie. La tilapia del Nilo è emersa come la specie più dominante, in particolare in Egitto, che guida la produzione regionale. Si prevede che entro il 2030, l'Egitto raggiungerà un livello di produzione di oltre 2 milioni di tonnellate.

D'altra parte, la crescita di specie marine come la spigola europea e l'orata in Grecia e Turchia dimostra come l'innovazione tecnologica abbia spinto l'espansione dell'acquacoltura nella regione orientale del Mediterraneo. Questa crescita ha portato la produzione acquicola mediterranea a raggiungere 2,8 milioni di tonnellate nel 2020, con proiezioni di arrivare a 3,65 milioni di tonnellate entro il 2030.

Lo studio copre l'evoluzione dell'acquacoltura in paesi chiave come Egitto, Grecia, Italia, Spagna, Turchia, Israele e Malta. L'Egitto si distingue come il principale produttore, dominato dalla tilapia del Nilo. Per quanto riguarda l'Italia e la Spagna, sebbene siano stati storicamente attori importanti, specialmente nell'allevamento della trota e dei mitili, la loro crescita è stata più moderata, perdendo rilevanza rispetto ad altri paesi.

La Grecia e la Turchia sono riconosciute per il loro ruolo nell'espansione dell'acquacoltura marina, consolidandosi come leader nella produzione di spigola e orata grazie all'adozione di tecnologie avanzate.

Nonostante la crescita, lo studio avverte della dipendenza da poche specie, il che potrebbe limitare la sostenibilità a lungo termine del settore. Per mitigare questo rischio, si suggerisce che la regione debba concentrarsi sulla diversificazione delle specie allevate, il che non solo migliorerebbe la sicurezza alimentare, ma aprirebbe anche nuovi mercati.

Lo studio traccia anche un parallelo tra l'evoluzione dell'acquacoltura e i processi ecologici naturali, suggerendo che l'acquacoltura abbia raggiunto un punto di equilibrio o "climax", simile a quello che avviene negli ecosistemi naturali. Tuttavia, questo climax non segna la fine, ma piuttosto una solida base su cui costruire un futuro più diversificato e sostenibile. La tecnologia continuerà a svolgere un ruolo cruciale, ma altrettanto importanti saranno le politiche socioeconomiche e le tradizioni culturali che hanno definito l'acquacoltura mediterranea.

L'Egitto continuerà a guidare il settore, ma altri paesi del Mediterraneo hanno l'opportunità di emergere come potenze acquicole se adottano modelli sostenibili e diversificati. Malta, sebbene sia un caso eccezionale in termini di produttività relativa, dimostra come la tecnologia e il sostegno statale possano trasformare un settore.

Riferimento:

Sicuro, B. (2024). The evolution of aquaculture in the Mediterranean region: An anthropogenic climax stage? PLOS ONE, 19(8), e0290870

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