Le importazioni italiane di cozze hanno raggiunto 22.002 tonnellate tra gennaio e giugno 2026, rispetto alle 23.808 tonnellate dello stesso periodo del 2025, con una diminuzione del 7,6%. Il valore è sceso da 47,76 a 44,72 milioni di euro, ma dietro la contrazione complessiva emerge soprattutto un cambiamento significativo nella provenienza del produtto fresco.
Nel segmento delle cozze vive, fresche o refrigerate, le importazioni sono diminuite dell’8,8%, passando da 14.771 a 13.478 tonnellate. La Spagna resta il principale fornitore, ma ha perso oltre 5.000 tonnellate rispetto al primo semestre 2025, mentre la Grecia ha quasi quadruplicato i volumi diretti verso il mercato italiano.
| Provenienza | Gen-giu 2025 | Gen-giu 2026 | Variazione | Quota 2026 |
|---|---|---|---|---|
| Spagna | 12.662 t | 7.478 t | −40,9% | 55,5% |
| Grecia | 1.257 t | 4.852 t | +286,0% | 36,0% |
| Bulgaria | 457 t | 624 t | +36,7% | 4,6% |
| Irlanda | 191 t | 223 t | +16,6% | 1,7% |
| Francia | 92 t | 98 t | +6,6% | 0,7% |
| Totale fresco | 14.771 t | 13.478 t | −8,8% | 100% |
Il cambiamento trova riscontro nel quadro di mercato descritto a misPeces da Walter Walderstein, responsabile tecnico-scientifico del CoGiuMar – Consorzio Giuliano Maricolture.
Secondo Walderstein, nel 2025 la produzione del Golfo di Trieste aveva beneficiato di una buona crescita del novellame durante l’inverno, mentre la difficoltà produttive registrate in Grecia avevano favorito la commercializzazione del prodotto locale.
“Quest’anno la produzione greca è arrivata sul mercato in maniera molto pesante”, spiega, sottolineando che nel 2026 gli operatori locali non sono riusciti a vendere prima della metà luglio.
Alle pressioni sul mercato si sono aggiunte condizioni ambientali più difficili nell’Alto Adriatico. Waderstein segnala una minore presenza della bora, il vento che favorisce l’allontanamento delle acque superficiali più calde e la risalita di acqua più fredda dal fondo.
Nel 2026, racconta, già a luglio le temperature erano elevate in profondità, una situazione associata a importanti morie negli allevamenti.
A questo si aggiunge una crescente pressione dei predatori. Oltre alle brate, Walderstein segnala la presenza sempre maggiore di grandi batoidei, favoriti secondo la sua osservazione dalla progressiva meridionalizzazione del’Adriatico.
Questi animali non si limiterebbero a consumare i mitili, ma possono anche strapparli dalle strutture di allevamento e provocare ulteriori perdite di prodotto.
I dati commerciali mostrano quindi un mercato italiano che nel primo semestre 2026 ha importato complessivamente meno cozze, ma con una profonda redistribuzione tra i principali fornitori del fresco.
La Spagna mantiene la leadership, ma la sua quota è scesa dall’85,7% al 55,5%, mentre la Grecia è passata dall’8,5% al 36%. Un cambiamento che si inserisce in una fase particolarmente complessa per la mitilicoltura italiana, esposta contemporaneamente a concorrenza estera, temperature elevate e nuove pressioni ambientali.



